Ho trovato il contatto di Giovanni su chat gbt, cercando espressamente un consulente sportivo con ottime recensioni, delusa dalla scarsa professionalità dei precedenti consulenti. Da subito si è mostrato disponibile, alla mano, preparato e celere. Consiglio a coloro che vogliono aprire partita iva, per avere una guida affidabile e concreta nella struttura del coaching online/dal vivo e per coloro che vogliono aprire un centro personal training o palestra ed essere guidati sin dalle prime fasi.
Commercialista per palestre: tasse, personale e utili
Tasse, personale e utili della palestra organizzata come società di capitali, spiegati in modo pratico. Per palestre, centri fitness e accademie sportive in SRL.
Le informazioni di questa pagina hanno carattere generale e non sostituiscono una consulenza sul caso specifico.
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- Questa pagina è per la palestra gestita o da aprire come SRL, anche se oggi hai una ASD e valuti la SRL o vuoi portare il marchio in un'altra sede.
- Vuoi restare ASD? Leggi la pagina per le ASD
- Vuoi restare SSD? Leggi la pagina per le SSD
Che differenza c'è tra una palestra in SRL e una SSD?
Nelle consulenze con i titolari di palestre tornano due domande. Passo a SSD per pagare meno IVA e meno personale? Passo da ASD a SRL per distribuire gli utili? Una SSD è quasi sempre costituita come SRL, ma rinuncia allo scopo di lucro pieno. La legge le consente di distribuire una piccola parte degli utili, ma chi lo fa perde parte delle agevolazioni. In cambio accede al regime della legge 398/1991 e alle altre agevolazioni del settore dilettantistico. Ne parlo nella pagina commercialista per SSD. Questa pagina parla invece della palestra gestita come SRL senza registrazione dilettantistica. Paga le tasse come qualunque società di servizi e distribuisce gli utili ai soci come dividendi. Se la tua palestra è un'associazione sportiva e vuole restare tale, leggi la pagina commercialista per ASD. Qui sotto trovi le due risposte e la tabella dei passaggi da una forma all'altra.
Passo a SSD per pagare meno IVA e meno personale?
Il passaggio è possibile, ma lo statuto va riscritto: sport dilettantistico come attività principale, limiti agli utili, patrimonio allo sport se la società chiude. Poi affiliazione e Registro. Da SSD i trainer possono essere lavoratori sportivi: compensi esenti IRPEF fino a 15.000 € e contributi ridotti fino al 2027. La 398/91 richiede non più di 400.000 € di ricavi commerciali nell'anno prima: nel primo anno contano i ricavi da SRL. È la lettura del testo: l'Agenzia delle Entrate non l'ha ancora chiarita. Da SSD si può distribuire meno della metà degli utili, entro un tetto. Chi lo fa perde parte delle agevolazioni fiscali. Un centro medico dentro una SSD è possibile solo se lo statuto lo prevede e resta un'attività secondaria rispetto allo sport. Il riepilogo è nella riga «SRL lucrativa» della tabella dei passaggi.
Passo da ASD a SRL per distribuire gli utili?
L'ASD non consente di distribuire gli utili: per farlo serve una società con scopo di lucro. Nessuna norma prevede in modo espresso che una ASD non riconosciuta diventi SRL. La prassi notarile lo ammette, ma non se l'ASD ha avuto contributi pubblici o donazioni. Se l'ASD è anche APS iscritta al RUNTS, prima deve devolvere ad altri enti del Terzo settore il patrimonio cresciuto durante l'iscrizione. Le condizioni sono nelle righe «ASD» della tabella dei passaggi.
| Partenza | SSD | SRL lucrativa |
|---|---|---|
| ASD non riconosciuta | Possibile: la prassi notarile la ammette anche se l'ASD ha ricevuto contributi. Base: prassi |
Possibile per prassi, ma non se l'ASD ha avuto contributi pubblici o donazioni. Base: prassi |
| ASD/APS | Possibile, dopo aver devoluto ad altri enti del Terzo settore il patrimonio cresciuto durante l'iscrizione. Base: norma e prassi |
Stessi limiti dell'ASD, più la devoluzione del patrimonio cresciuto durante l'iscrizione al RUNTS. Base: norma e prassi |
| SSD | Nessun passaggio | Possibile, con 60 giorni per l'opposizione dei creditori; il patrimonio segue lo statuto. Base: dottrina |
| SRL lucrativa | Possibile riscrivendo lo statuto: si guadagnano lavoro sportivo e agevolazioni, si limitano utili e attività non sportive. Base: norma |
Nessun passaggio |
| Dimensione | Palestra in SRL | SSD |
|---|---|---|
| Utili | Scopo di lucro pieno: gli utili si distribuiscono ai soci | Destinati all'attività statutaria o al patrimonio; una distribuzione limitata è ammessa, ma fa perdere parte delle agevolazioni |
| Registro delle attività sportive dilettantistiche | Non iscritta | Iscritta, con affiliazione a una federazione, disciplina associata o ente di promozione |
| Regime 398/91 | Non accessibile | Accessibile con proventi commerciali fino a 400.000 € nell'anno precedente |
| Compensi sportivi | Non ammessi: istruttori e tecnici con contratti di lavoro ordinari | Esenti da IRPEF fino a 15.000 € annui per collaboratore |
| Imposte sul reddito | IRES al 24% e IRAP | IRES al 24% e IRAP; con la 398/91 l'IRES si calcola su un reddito forfettario |
| IVA sugli acquisti | Detraibile, per intero se non ci sono ricavi esenti | Con la 398/91 non si detrae: la detrazione è forfettaria |
Fonti: art. 8 D.Lgs. 36/2021 (utili delle SSD), art. 1 L. 398/1991 (soglia di 400.000 €), art. 77 TUIR (aliquota IRES). Per i passaggi tra forme: Orientamenti del Comitato notarile del Triveneto V.A.1 e K.A.28 e studio CNN 23-2023 (prassi notarile); art. 2500-octies c.c. (contributi pubblici e donazioni); art. 50 c.2 D.Lgs. 117/2017 (devoluzione dell'incremento di patrimonio); art. 2500-novies c.c. e studio CNN 76-2024 (passaggio da SSD a SRL); artt. 7, 8, 9, 25 e 35 D.Lgs. 36/2021 (passaggio da SRL a SSD).
Quante tasse paga una palestra gestita come SRL?
Le stesse di qualunque altra azienda di servizi. Paga l'IRES al 24% sull'utile d'esercizio e l'IRAP sul valore della produzione netta. Applica l'IVA ordinaria su abbonamenti, corsi e servizi accessori: l'esenzione IVA per lo sport vale solo per gli enti senza scopo di lucro. Senza registrazione dilettantistica non c'è accesso alla legge 398/1991 né ad altre agevolazioni di settore. In cambio, la palestra gestita come SRL ha ciò che l'ASD non può avere e la SSD ha solo in parte. Gli utili vanno ai soci senza i limiti dell'art. 8 e senza perdere agevolazioni: come prelevarli lo spiego qui sotto. I costi inerenti si deducono con le regole ordinarie del TUIR, non a forfait. Le quote si cedono liberamente, così un socio può uscire e un investitore può entrare. Con attrezzature, più sedi o soci esterni conta più delle agevolazioni dilettantistiche.
C'è poi un vantaggio meno visibile ma decisivo per chi investe: l'IVA sugli acquisti è detraibile per intero, se la palestra non ha ricavi esenti come l'affitto di stanze senza IVA. Una struttura in regime agevolato, invece, quell'IVA se la tiene come costo. Su una sala nuova o su un parco macchine completo la differenza vale più di un anno di agevolazioni dilettantistiche.
Esempio pratico: un'accademia sportiva con due sedi fattura 280.000 € annui tra abbonamenti e corsi, con un utile ante imposte di 60.000 €. Come SRL ordinaria paga l'IRES al 24% sull'utile: 14.400 €, prima delle variazioni fiscali. Paga poi l'IRAP sul valore della produzione netta, una base che in generale non sconta il costo del personale. Fanno eccezione le deduzioni dell'art. 11 D.Lgs. 446/1997, che per i dipendenti a tempo indeterminato coprono l'intero costo. In cambio può ammortizzare attrezzature e sedi con le regole ordinarie. Se un investitore vuole entrare per finanziare una terza sede, i soci possono cedergli quote senza sciogliere e ricostituire nulla, a differenza di quanto accadrebbe con una struttura associativa.
Come si prelevano gli utili da una palestra in SRL?
Chi ha una palestra in SRL ha due strade per prelevare i soldi: il dividendo e il compenso da amministratore. Il dividendo si paga con l'utile che resta dopo le tasse della società. Si distribuiscono solo utili veri, risultanti dal bilancio approvato dai soci. Se le perdite intaccano il capitale, prima va ripianato o ridotto. Ogni anno almeno il 5% dell'utile va a riserva legale, finché questa arriva a un quinto del capitale. Sul dividendo pagato al socio persona fisica la SRL trattiene il 26%. È l'imposta definitiva: il socio non lo somma agli altri redditi. Il compenso dell'amministratore, invece, è un costo. Riduce l'utile su cui la SRL paga l'IRES, nell'anno in cui lo paga. Ai fini IRAP, però, il compenso dell'amministratore non si deduce. Per questo la scelta tra le due strade non è mai solo una questione di tasse della società.
Per la Cassazione (ord. 20675/2026) il compenso va fissato prima, nello statuto o con una decisione dei soci: approvare il bilancio non basta. È un orientamento della Cassazione, non una norma scritta per la SRL, ma i giudici lo seguono da anni. Per chi lo riceve, il compenso si somma agli altri redditi e paga l'IRPEF a scaglioni, con le addizionali. Sul compenso si versano i contributi alla Gestione separata INPS: di regola due terzi li paga la società, un terzo l'amministratore. Il socio che guida la palestra e ci lavora ogni giorno è iscritto anche alla Gestione commercianti INPS (art. 1 L. 662/1996).
Dividendo o compenso: la scelta dipende dall'aliquota IRPEF del socio, dai contributi e dall'IRAP. Va calcolata sul caso, perché non esiste una regola che valga per tutti.
Esempio pratico: due soci aprono un centro fitness in SRL proprio per dividersi gli utili. Uno guida la palestra ogni giorno, l'altro ha solo investito. A fine anno la SRL ha 50.000 € di utile dopo le imposte, e la riserva legale è già piena. Se lo distribuisce tutto, trattiene il 26%, cioè 13.000 €, e ai soci vanno 37.000 €, metà ciascuno. Il socio che lavora in palestra può ricevere anche un compenso da amministratore, fissato prima dai soci. Quel compenso riduce l'utile e l'IRES, non l'IRAP, e per lui è reddito con IRPEF e contributi. Quanto prendere come compenso e quanto come dividendo lo calcoliamo sui loro redditi, non con una regola fissa.
Fonti: art. 27 D.P.R. 600/1973 (ritenuta del 26%), art. 2478-bis c.c. (utili distribuibili; riserva legale dell'art. 2430 c.c.), art. 95 TUIR (compenso dell'amministratore), art. 11 D.Lgs. 446/1997 (IRAP), art. 50 TUIR (IRPEF), art. 2 L. 335/1995 (Gestione separata), Cass. ord. 20675/2026 (decisione dei soci sul compenso).
Gestione del personale: niente compensi sportivi agevolati
Il regime dei compensi sportivi esenti fino a 15.000 € l'anno (art. 36) viene dalla Riforma dello Sport (D.Lgs. 36/2021). Vale solo per i collaboratori di enti affiliati e iscritti come ASD o SSD nel Registro delle Attività Sportive Dilettantistiche (D.Lgs. 39/2021). Una palestra in SRL non può usarlo. Istruttori, tecnici e segreteria vanno inquadrati con i contratti di lavoro ordinari. A seconda del caso sono dipendenti, collaboratori coordinati o professionisti con partita IVA. Il costo del lavoro è pieno, con i relativi obblighi contributivi INPS/INAIL.
È un punto su cui vedo spesso confusione in chi arriva da un contesto associativo, o che ha sentito parlare dei compensi sportivi agevolati senza sapere che sono legati alla registrazione dell'ente, non al tipo di attività svolta: un istruttore di fitness che lavora per una SRL non affiliata non può essere pagato con quel regime, indipendentemente da quanto la sua attività sia "sportiva" nella sostanza. Trattarlo come tale espone l'azienda a un rischio concreto di recupero contributivo su tutte le annualità accertabili, oltre alle sanzioni per omesso versamento.
Esempio pratico: una palestra assume tre istruttori a tempo parziale e li paga come "collaboratori sportivi" esenti fino alla soglia, sul modello visto in un'ASD vicina. In sede di controllo, l'assenza di affiliazione e registrazione dilettantistica della SRL fa cadere l'intero inquadramento: i compensi vengono riqualificati come reddito da lavoro ordinario, con recupero di contributi e ritenute per tutto il periodo, più sanzioni. L'inquadramento corretto fin dall'inizio — contratto di collaborazione o rapporto dipendente standard — costa di più mese per mese, ma evita un contenzioso che nella mia esperienza risulta sempre più oneroso della gestione corretta.
Trainer a partita IVA e spazi affittati a fisioterapisti e nutrizionisti
Molte palestre in SRL lavorano con trainer a partita IVA, che ogni mese le mandano una fattura. Conta come si lavora, non la fattura: la partita IVA da sola non mette al riparo da una riqualificazione. Se la palestra decide orari, sede e modo di lavorare di un collaboratore stabile, la legge applica le regole del lavoro dipendente. La legge parla di collaborazioni senza distinguere la forma fiscale: nei controlli si guarda a come si lavora davvero. L'eccezione prevista per le collaborazioni con ASD e SSD non vale per la palestra in SRL.
Se il trainer è forfettario, non mette l'IVA in fattura e la palestra non trattiene la ritenuta d'acconto. Se il trainer è in regime ordinario, la palestra trattiene la ritenuta d'acconto e la versa. Il trainer non può essere forfettario se fattura soprattutto alla palestra di cui è stato dipendente negli ultimi due anni. Ai fini IRAP il compenso del trainer con partita IVA si deduce; quello del collaboratore coordinato no.
La stanza per il fisioterapista o il nutrizionista
Affittare solo una stanza a un fisioterapista è un'operazione esente da IVA, salvo che il contratto scelga l'IVA. Se il contratto sceglie l'IVA, l'affitto è imponibile e la palestra continua a detrarre l'IVA sugli acquisti. Se insieme alla stanza la palestra offre attrezzature, reception, pulizie e utenze, è un servizio con IVA al 22%, non un affitto esente. L'Agenzia delle Entrate lo ha detto per un caso diverso, un data center (Risposta n. 175/2026): il confine dipende da contratto, servizi e uso esclusivo dello spazio.
Sugli acquisti fatti solo per gli spazi affittati senza IVA, l'IVA pagata non si recupera. Se affittare spazi senza IVA diventa un'attività stabile della palestra, l'IVA sugli acquisti si recupera solo in parte (pro-rata). Quando l'affitto diventi un'attività stabile non lo fissa nessuna regola scritta: va valutato sui numeri della palestra. Per questo la forma del contratto si sceglie prima di firmarlo: affitto esente, affitto con IVA o servizio completo al 22%.
Esempio pratico: una palestra in SRL lavora con alcuni trainer a partita IVA e vuole dare una stanza a una nutrizionista. Due trainer sono forfettari: in fattura niente IVA, e la palestra non trattiene la ritenuta. Gli altri sono in regime ordinario: la palestra trattiene la ritenuta e la versa. La nutrizionista chiede, oltre alla stanza, il lettino, la reception e le utenze. Così diventa un servizio con IVA al 22%, e la palestra continua a detrarre l'IVA sui suoi acquisti. Prima di firmare guardiamo anche gli orari dei trainer: se li decide la palestra, la fattura non basta.
Fonti: art. 2 D.Lgs. 81/2015 (collaborazioni organizzate dal committente), art. 1 L. 190/2014 (regime forfettario), art. 25 D.P.R. 600/1973 (ritenuta d'acconto), art. 11 D.Lgs. 446/1997 (IRAP), art. 10 D.P.R. 633/1972 (affitto esente e opzione per l'IVA), artt. 19 e 19-bis D.P.R. 633/1972 (detrazione e pro-rata).
Marchio, franchising e seconda sede della palestra
Molti titolari vogliono portare il marchio della palestra in un'altra città. Il marchio registrato si può dare in licenza, anche non esclusiva, per una sola città o per tutta Italia. Spesso il marchio sta in una SRL che lo possiede e lo dà in uso alle sedi. Le sedi pagano le royalty, che si fatturano con l'IVA ordinaria. La sede deduce le royalty se servono alla sua attività. Tra società italiane non si applicano le regole sui prezzi di trasferimento. Royalty lontane dal mercato tra società degli stessi soci possono però essere contestate dall'Agenzia come costo non deducibile. Il criterio viene dai giudici e si valuta caso per caso.
Il franchising, per legge, è un contratto tra imprese indipendenti, che entrano in una rete con marchio e metodo comuni. Il contratto di franchising va fatto per iscritto, pena la nullità, e dura almeno tre anni se ha una scadenza. Prima di vendere il franchising, la formula va provata sul mercato, per esempio con la sede che già funziona. Il contratto e i suoi allegati vanno consegnati all'affiliato almeno 30 giorni prima della firma. Tra la società del marchio e sedi degli stessi soci si usa una licenza di marchio, non il franchising della legge 129. Con soci in parte diversi il confine non è netto: si decide sul contratto.
La seconda sede con un socio locale
Per aprire una seconda sede con un socio locale si può costituire una nuova SRL, con la società del marchio come socia e licenziante. È una struttura, non una regola fissa: quote e patti si adattano ai soci. Se la società del marchio è socia della sede, sui dividendi che riceve paga l'IRES solo sul 5%.
L'ASD affiliata a un marchio commerciale
Un'ASD può usare un marchio commerciale, ma il contratto non deve spostare al marchio il margine dell'associazione. Nessuna norma vieta l'affiliazione: il rischio sta in come il contratto funziona nei fatti. Un'ASD che paga royalty sopra il valore di mercato, senza valide ragioni, distribuisce utili in modo indiretto: è vietato. In quel caso il Dipartimento per lo sport diffida l'ASD e, se non rimedia, le revoca la qualifica dilettantistica.
Un caso reale. Luca e un socio hanno aperto uno studio di pilates al 50%, con l'idea di replicarlo in altre città. L'ASD era da escludere: non consente di distribuire gli utili e richiede un'associazione democratica, con cariche elettive. Per due persone che investono soldi propri è un vincolo senza contropartita. Un accordo privato tra loro, l'altra ipotesi sul tavolo, non avrebbe protetto nessuno dei due. Abbiamo costruito una struttura a due livelli: una SRL commerciale che tiene il brand e la proprietà intellettuale, e le sedi operative come società separate che le pagano royalty a valore di mercato, con un contratto di licenza del marchio. Così gli utili si distribuiscono, una sede nuova si apre senza rifare tutto, e agli istruttori chiave si può dare una quota tra il 10 e il 20% per legarli al progetto invece di perderli dopo due anni. Va fatto con attenzione: dare una quota a un istruttore in cambio del suo lavoro può essere reddito tassabile per lui, se la quota vale più di quanto paga.
Fonti: art. 23 D.Lgs. 30/2005 (licenza del marchio), art. 1 L. 129/2004 (franchising; forma, durata e consegna del contratto agli artt. 3 e 4), art. 109 TUIR (deduzione delle royalty), art. 89 TUIR (dividendi tra società), art. 8 D.Lgs. 36/2021 (distribuzione indiretta di utili), art. 10 D.Lgs. 36/2021 (diffida e revoca della qualifica), art. 7 D.Lgs. 36/2021 (ordinamento democratico dell'ASD).
Casi limite: quando una palestra in SRL rischia di più
La maggior parte dei problemi fiscali delle palestre in SRL che seguo non nasce da scelte scorrette in partenza, ma dal trattare per abitudine la struttura come se fosse ancora un'ASD o una SSD. Ecco i due scenari più frequenti che vedo trasformarsi in contestazioni.
I compensi sportivi applicati per abitudine
Chi nasce come istruttore in un contesto associativo e poi apre una propria SRL tende a riproporre lo stesso schema di compensi visto in ASD/SSD, senza considerare che quel regime è legato alla registrazione dell'ente, non all'attività svolta. Il rischio è la riqualificazione integrale dei compensi come reddito da lavoro ordinario, con recupero contributivo retroattivo su tutte le annualità accertabili.
Il regime 398/91 applicato senza averne diritto
Alcune palestre in SRL, magari nate da una precedente ASD mai formalmente sciolta o affiliata a un ente in modo informale, continuano a determinare forfettariamente reddito e IVA come se avessero ancora accesso alla 398/91. Senza registrazione dilettantistica valida, l'agevolazione non spetta: l'accertamento comporta il ricalcolo integrale delle imposte dovute sul regime ordinario, con sanzioni e interessi sull'intero periodo.
Cosa succede nei primi 30 giorni
Cambiare commercialista non vuol dire ricominciare da capo. Il primo mese serve a mettere in ordine quello che c'è e a fissare le prossime scadenze.
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Consulenza gratuita di 20 minuti
Prima della chiamata ti chiedo le informazioni essenziali, così in 20 minuti capiamo dove sei e cosa rivedere per primo.
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Incarico e deleghe
Firmi l'incarico e le deleghe per il cassetto fiscale, e mi mandi statuto, atto costitutivo, ultimi bilanci e verbali.
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Verifica del pregresso
Controllo bilanci, contratti del personale e degli istruttori e distribuzione degli utili, e ti consegno l'elenco delle priorità.
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Calendario e primo adempimento
Ricevi il calendario delle scadenze e seguiamo insieme il primo adempimento, così sai già come lavoreremo.
I titolari di palestre di Pescara e dell'Abruzzo possono incontrarmi in studio, in Via Giovanni Mezzanotte 122, oppure lavorare online come le palestre del resto d'Italia.
Domande frequenti sulla gestione fiscale delle palestre in SRL
Una palestra gestita come SRL ha diritto al regime 398/91 come una SSD?
No. Tra le società di capitali, solo le SSD possono usare la 398/91, se hanno i requisiti: iscrizione al Registro, affiliazione e statuto con le clausole di non lucratività. Una SRL senza qualifica di SSD è una società di capitali ordinaria ed è tassata come tale: IRES piena sull'utile d'esercizio, IRAP sul valore della produzione, IVA ordinaria sui ricavi dell'attività sportiva, senza alcuna forfettizzazione agevolata.
Se non ho i vantaggi fiscali dell'ASD/SSD, perché scegliere la forma SRL?
Perché la tassazione piena è il prezzo di una struttura ordinaria con vantaggi che l'ASD non ha e la SSD ha solo in parte: distribuzione degli utili ai soci senza limiti di legge, deduzione dei costi con le regole ordinarie, libera cedibilità delle quote — utili per far entrare soci, pianificare un passaggio generazionale o un'exit. Per un business fitness vero pesano spesso più delle agevolazioni dilettantistiche.
Gli istruttori di una palestra in SRL possono percepire compensi sportivi agevolati?
No. Il regime dei compensi sportivi esenti fino a 15.000 € annui è riservato ai collaboratori di enti affiliati e registrati come ASD/SSD. Una SRL for-profit inquadra il personale con i contratti ordinari — dipendente, collaborazione, partita IVA — con pieno costo del lavoro e obblighi contributivi standard.
Quando una palestra gestita come SRL deve nominare un organo di controllo o un revisore?
Quando, per due esercizi consecutivi, supera almeno uno di questi limiti: 4 milioni di euro di attivo di bilancio, 4 milioni di euro di ricavi, 20 dipendenti occupati in media (art. 2477 c.c.) — le stesse regole di qualunque SRL ordinaria, senza specificità legate all'attività sportiva.
Un'ASD può trasformarsi in una SRL con scopo di lucro?
Dipende da cosa ha ricevuto e da quando è nata. Il codice civile vieta di diventare una SRL con scopo di lucro all'associazione che ha ricevuto contributi pubblici o donazioni (art. 2500-octies c.c.). La norma non prevede scadenze né soglie minime. Per le ASD nate prima del 2004 la regola è diversa: la trasformazione è possibile solo se nel patrimonio non restano fondi creati con contributi o con agevolazioni fiscali, e su quelli agevolati vanno pagate prima le imposte (art. 223-octies disp. att. c.c.). Per l'ASD non riconosciuta, il caso più comune, la legge non lo prevede espressamente: la prassi notarile prevalente lo ammette, con gli stessi limiti. Se l'ASD è iscritta anche al RUNTS come APS, prima deve devolvere ad altri enti del Terzo settore l'incremento di patrimonio maturato da quando è ente del Terzo settore (per le ex APS, dall'iscrizione al vecchio registro), con il parere dell'Ufficio RUNTS (art. 50 D.Lgs. 117/2017).
Una SSD costituita come SRL può diventare una SRL ordinaria?
Sì, ma è un'operazione straordinaria, non una semplice modifica dello statuto. Per la dottrina prevalente è una trasformazione eterogenea: ha effetto dopo 60 giorni dalla pubblicità, e in quel periodo i creditori possono opporsi (art. 2500-novies c.c.). Finché è SSD, le riserve non si possono distribuire ai soci, neanche in modo indiretto. Cosa succede al patrimonio dipende prima di tutto dallo statuto. Per legge lo statuto deve prevedere la devoluzione a fini sportivi solo se la società si scioglie. Diversi modelli di statuto, come quelli di FIDAL, FIPSAS, FIP e FGI, la prevedono anche quando la società rinuncia alla qualifica dilettantistica: se la clausola è nel vostro statuto, lo statuto impone di devolverlo. Se lo statuto non lo prevede, nessuna norma chiarisce cosa succede. Si può togliere la clausola con una modifica dello statuto, ma farlo poco prima di trasformarsi non è una strada sicura: nessuna norma e nessuna prassi lo chiariscono. Prima di decidere leggo lo statuto e verifico le agevolazioni già ottenute. Nessuna norma generale impone di restituire i contributi pubblici ricevuti: l'obbligo può nascere solo dal singolo bando. Dal passaggio in poi la società non usa più la legge 398/1991 né il regime agevolato dei compensi sportivi.
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Quanto costa
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La prima consulenza conoscitiva è gratuita. Il preventivo definitivo è personalizzato in base alla tua situazione specifica.